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La formazione geologica del suolo verolese
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Il suolo verolese è
costituito dai depositi alluvionali del periodo Olocene, datato quindi a partire da 20.000
anni fa e non ancora conclusosi. Questi depositi formano strati consistenti dello spessore
complessivo di oltre 150 metri che poggiano su una coltre più antica, databile ad oltre
2.000.000 di anni fa (Pleistocene), generalmente impermeabile.
La pianura verolese, pertanto, come
del resto quella dei paesi vicini e della bassa bresciana in genere, è prodotto
dell'opera millenaria dovuta al trasporto, al riempimento del mare preesistente ed alla
sedimentazione dei materiali portati dai fiumi Oglio, Strone, Mella e tanti altri ora
ridotti a fossi, scarpate o scomparsi del tutto. Questo lentissimo ma grandioso lavoro
iniziato nell'era Quaternaria, subisce una intensificazione soprattutto dopo le
glaciazioni e durò più di 3 milioni di anni.
La nostra pianura è dunque l'esito
di una colossale opera effettuata dai ghiacciai e dai fiumi che erodono le Alpi e
trasportano materiale a valle. Secondo la pendenza, la velocità ed il percorso dei fiumi,
tali materiali si sono depositati dai più grossi (pietre, ciottoli) ai più fini (ghiaia,
sabbia, argilla e limo)
Ancora ignote le vicende dei nostri
fiumi durante queste lunghe ere. Si ipotizza solo che fossero molti di più e che si siano
pian piano accorpati.
Sul finire delle glaciazioni la
pianura padana si presenta come un'area malsana e paludosa. Ciononostante verranno a
prendervi dimora i primi uomini. Siamo così alle soglie della preistoria.
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| Testimonianze preistoriche nel verolese |
Nel territorio
verolese non vi sono tracce rilevanti di presenze umane e men che meno di centri abitati.
Lungo il corso del fiume Oglio, tuttavia, sono testimoniati spostamenti e frequentazioni
con piroghe di gruppi preistorici, certamente dal Neolitico in poi, come dimostrano tanti
ritrovamenti di resti di queste primitive imbarcazioni a nel suo alveo.
La mancanza di abbondanti reperti non significa che questa zona fosse allora sconosciuta o
non attraversata dagli uomini del tempo ma, soltanto che essi non vi si stanziarono per
lunghi periodi.
C'è da ricordare che la zona era
paludosa, che il Mella sfociava nell'Oglio e che questi fiumi, parecchio più estesi di
oggi, erano caratterizzati da forte instabilità..
A Verolanuova, in località
"Dosso Negrone", sono stati trovati nell'ottocento, due reperti di bronzo
attribuiti alla "Cultura del Bronzo medio" (1600 - 1200 a. C.) presentati alla
"Esposizione di archeologia preistorica e delle belle arti della provincia di
Brescia" nel 1875
Materiali ceramici della stessa epoca e tre piroghe di difficile datazione sono stati
trovati nella vicina Monticelli d'Oglio tra il 1957 ed il 1967.
Il ritrovamento più antico finora scoperto ai confini del territorio verolese è avvenuto
a Bassano Bresciano, nei pressi di Fornace Quadri, i cui reperti vengono attribuiti al
Neolitico.
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| La protostoria nel territorio Verolese |
Prima
dell'invenzione e dell'uso diffuso della scrittura (1000 - 500 a.C.) in Lombardia si
registrano fenomeni antropologici di notevole interesse. Nella bassa pianura a nord
dell'Oglio le genti che vi risultano stanziate presentano una maggiore e meglio definita
territorialità stabilita sulla base dei caratteri di somiglianza e sulla scorta della
loro cultura materiale ovvero, su quali utensili adoperavano.
L'epoca successiva (500 - 350 a.C.)
ci introduce nella storia vera e propria tramite un lento ma evidente cambiamento
tecnologico e culturale dovuto all'arrivo in pianura di genti portatrici: Liguri, Veneti,
Etruschi e Celti.
Nel territorio del bresciano si
stanziò il popolo celtico dei "Cenomani", organizzato per gruppi tribali ma con
federazione e governo unico a Brescia. Queste tribù si sono diffuse nelle zone più
fertili della pianura e di preferenza su dossi o terrazze nei pressi dei fiumi. Numerosi i
reperti ritrovati dagli archeologi in tutta la pianura bresciana. Significativi sono anche
i "relitti" linguistici ancora presenti nei nomi locali di fiumi, paesi,
cascine, persone, piante, animali, utensili, vie..
Località sicuramente celtico -
cenomaniche nei dintorni del territorio verolese sono:
Manerbio manner = guerrieri - be(d) = villaggio
Bassano bed = villaggio - dhun = dosso
Cadignano cat = ponte, transito - haeg = tettoia, baracca - ono = fiume
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| La formazione del sistema territoriale e urbano |
Come abbiamo visto,
la pianura a sud di Brescia è stata teatro di vari e travagliati avvicendamenti aventi
come discriminante sempre il fiume Oglio.
In epoca romana, tale confine
naturale, per quanto a lungo rispettato, ad un certo punto non fu più limite ai coloni
del territorio di Cremona che si spinsero a nord del fiume per una profondità di parecchi
chilometri.
Lo attestano le tracce di centuriazione del medesimo orientamento di quella cremonese.
Quest'ultima indicazione suggerisce che l'Oglio fu superato in occasione della spartizione
delle terre ai veterani quando i fondi cremonesi si rivelarono insufficienti non solo
verso Mantova, ma anche in altre direzioni. Condizioni di incertezza nel confine si
presentarono nell'Alto Medioevo, quando Brescia, allora assai più potente di Cremona, si
spinse a sud dell'Oglio con le giurisdizioni civile ed ecclesiastica.
In epoca comunale fu operata una
grande sistemazione idraulica con la deviazione dall'Oglio di numerose rogge nella parte
occidentale della pianura. Il terreno presenta oggi una varietà di segni sovrappostisi
nel tempo di lettura non facile, più spesso appariscenti e ingannevoli che orientativi,
al punto di rendere vani molti tentativi degli studiosi. Nel bresciano è possibile
identificare quattro orientamenti diversi:
- a nord dell'Oglio viene seguito il medesimo orientamento della centuriazione cremonese
per un'area maggiore di 50 Kmq;
- a occidente della via che conduce da Brescia a Cremona si procede con cadenze regolari
attorno ai 710 m e si rilevano una decina almeno di decumani che coprono una superficie
superiore ai 100 Kmq;
- -a sud di Brescia, con particolare evidenza nei pressi di Flero, strade, fossati, filari
di alberi si presentano secondo un disegno geometrico: cardini e decumani attorno ai 16°
rispettivamente da NE e SO e da ONO e da ESE si estendono per gran parte della pianura
bresciana e rivelano dalle colline a nord di Brescia all'Oglio, dal Chiese fino a
Orzivecchi e Travagliato, un'area centuriata superiore ai 500 Kqm;
- resti di una modesta centuriazione si hanno infine per un'area inferiore ai 10 Kmq nella
bassa valle del Sarca fra Riva ed Arco.
La Brescia - Cremona non è
ricordata né è segnata da pietre miliari, la sua esistenza poggia su semplici accenni in
fonti letterarie: Tacito menziona una Porta Brixiana a Cremona, gli Atti dei martiri
Faustino e Giovita collocano il martirio "Foris civitatem in via Cremonensi". A
questa via si riferiscono anche documenti del tardo Medioevo; importanti reperti
epigrafici ed archeologici a Bagnolo, Manerbio, Pontevico - luoghi che tradiscono nel nome
l'origine latina - fissano almeno tre punti del percorso. E' possibile ricostruirne il
tracciato più precisamente nel modo seguente: usciva dalla città romana in
prossimità dell'antica porta Matulfa, percorreva le attuali vie Crispi, Zima, Cremona, e
proseguiva sotto forma di rettifilo fino all'altezza di S. Zeno attraverso C.na Pontevica,
da qui coincideva con la SS 45 bis.
A Pontevico - probabilmente un po' più ad oriente di oggi - superava l'Oglio e quindi si
identificava con il Decumanus Maximus della centuriazione cremonese.
Probabilmente una seconda strada più occidentale collegava Brescia a Cremona attraverso
un'area popolosa coincidente con Verziano, Flero, dove sono state trovate dediche a
Mercurio.
Il momento di Augusto fu decisivo
per lo sviluppo della rete viaria e l'intensificarsi della rete dei traffici. L'importanza
delle singole strade variò nel tempo, a seconda delle funzioni cui esse assolvevano, ma
tra le molte vie si distinguevano la Brescia - Cremona nel periodo repubblicano e la
Milano - Verona in quello imperiale.
Il quadro dei rapporti di Brescia con le altre città, per quanto frammentario, indica
legami particolarmente intensi con Verona e Cremona.
Da tutto ciò si nota che la zona tra Brescia e Cremona assunse nell'epoca romana una
enorme importanza e da qui si può risalire alle origini romane di molti paesi della bassa
bresciana quali Pontevico, Manerbio (Minervium) ed altri. Questi centri sorsero lungo i
tre principali Decumani:
strada Cremona - Manerbio - Brescia,
strada Cremona - Quinzano - Brescia,
strada Cremona - Orzinuovi - Brescia,
costruiti dai Romani per la conquista della Gallia.
Verolanuova, però, a differenza di paesi limitrofi ad uno dei sopracitati Decumani, non
ha origini romane accertate (uno storico locale, il Marini, asserisce - peraltro senza
prova alcuna - di aver trovato il nucleo del primo accampamento), a causa della sua
posizione decentrata, si trova infatti esattamente tra due Decumani.
Comunque le prime notizie con una certa base storica dell'insediamento abitato possono
risalire al 1100, anche se si tratta di fonti frammentarie. Esistono notizie risalenti al
945 anche se incerte e non documentabili.
Scrive il Guerini:
"Il territorio di Verolanuova, come quello di Verolavecchia, apparteneva al pubblico
Demanio. Ancora nel sec. VIII era incolto e denso di boscaglie.
Intorno al 760 dagli ultimi re longobardi venne assegnato alla nascente Badia di Leno da
essi fondata, la bonifica agraria, che doveva essere compiuta da monaci e dai loro
vassalli. Difatti nei diplomi imperiali, dove vengono elencati i beni della Badia Leonense
si trova sempre accennata una Erola.
Si è dunque dinanzi al nucleo
primitivo della bonifica compiuta nei secoli VIII-IX-X-XI di tutto questo vasto territorio
agricolo dove, sotto la guida dei monaci di Leno, furono compiute opere ingenti di
incremento agrario dai feudatari del monastero.
Fra questi spicca principalmente la famiglia dei Capitani di Gambara, alla storia della
quale è legata la storia delle due Verola, tanto che Verolanuova era chiamata
"Verola Alghisia" dal nome di Alghisio Gambara, potente feudatario della Badia
di Leno su tutte le terre circostanti della Bassa Bresciana".
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| La fondazione di Verolanuova |
Dal nord provengono
gli Ongari o Ungari lungo i tre Decumani che attraversano la pianura. Questo popolo forma
il primo insediamento Verolese sulle rive a nord del fiume Strone, in questo modo
l'insediamento era protetto su tre lati dal fiume e dall'altro da un terrapieno di cui si
possono vedere ancora i resti. La zona più antica è individuabile nel quartiere che
sorge intorno al Castel Merlino, residenza della famiglia Gambara, ed è delimitabile da
via Ricurva, via Dante e dalla chiesa della Disciplina. Le notizie certificate da atti
notarili risalgono solo al 1400 con la carta topografica Malatestiana.
A tal proposito Mons. Pietro Faita scrive:
"Verolanuova ebbe conferma feudale oltre che da Pandolfo Malatesta (1408) anche da
Filippo Maria Visconti (1422) e dalla Repubblica Veneta (1427). Però in data 5 gennaio
1344 l'aveva già avuta dall'imperatore di Germania, re dei Romani, nella persona del
conte Matteo Gambara. Tutte queste conferme erano necessarie perché ad ogni cambiamento
di signoria la città di Brescia tentava di riprendere il controllo sui territori dei
Gambara per rendere questa famiglia meno indipendente. Sia nell'archivio di Stato di
Brescia che nell'archivio parrocchiale di Verolanuova vi sono copiosi documenti
riguardanti l'amministrazione dei beni della famiglia Gambara nonché i loro diritti,
privilegi, concessioni, eredità, ecc. ..."
Il palazzo dei Gambara risale al secolo XIV e circa dello stesso periodo è la chiesa
della Disciplina.
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| Sviluppi successivi in età moderna |
Il nucleo del paese dal palazzo
Gambara si espande con l'arrivo degli Ebrei che edificano la parte dietro il
Castel Merlino. Attorno al 1630 viene fondata la chiesa principale del paese, dedicata a S.
Lorenzo martire. La costruzione del palazzo comunale di Verolanuova risale agli stessi
anni, detto palazzo era la residenza di uno dei due fratelli Gambara, allontanatosi da
Castel Merlino per una lite. La piazza principale del paese, Piazza della Libertà, risale
al 1600 come il palazzo del Comune; al tempo infatti questa era parte del giardino privato
del Palazzo tant'è vero che si può osservare la sua forma ad anello tipica dei maneggi
dell'epoca.
La fase storica attendibile successiva al 1600 è costituita dal primo Catasto Napoleonico
risalente al 13/06/1809. Si nota che il paese non subisce grandi modifiche urbanistiche in
quegli anni. Si estende fino a sotto il fiume Strone anche se per poche centinaia di
metri.
Da una carta del Catasto Austriaco del 1852 si nota che nell'arco di 45 anni lo sviluppo
urbanistico è tutto sommato ridotto, il vero grande cambiamento si nota nell'area
chiaramente destinata alla ferrovia; ferrovia che è definitivamente documentata nel 1898
sulla carta del Regno Unito.
Dal 1809 al 1898 l'ambiente urbano non si è espanso, ha però subito un completamento,
ovvero sono state edificate abitazioni e cascine che hanno dato più organicità alla
struttura dell'abitato.
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| Sviluppo in età contemporanea |
Giunti alle soglie della Prima
Guerra Mondiale con una situazione stabile data dallo sviluppo ottocentesco per quanto
riguarda il periodo inter bellico si può notare che non esistono significative espansioni
abitative, si può solo ipotizzare la costruzione di singoli edifici, peraltro non
documentabile.
In seguito alla ricostruzione immediatamente successiva alla Seconda Guerra Mondiale
(1945-1965) il comune di Verolanuova è caratterizzato a Nord da uno sviluppo pressoché
uniforme con distribuzione semicircolare al limite del preesistente abitato; a Sud del
fiume Strone invece l'espansione è più articolata.
Punti salienti dell'intero sviluppo del primo periodo post bellico sono alcune delle zone
industriali più importanti del Comune quali l'Ocean , sorta sul confine con Verolavecchia
a Sud del fiume, un gruppo di calzaturifici a Nord - Est, adiacenti alla strada che porta
a Breda Libera ed un grande complesso (nel suo interno integrato verticalmente) per la
lavorazione dell'amianto oggi riconvertito.
Alla stessa epoca risalgono anche le costruzioni del campo sportivo, della scuola
elementare, della scuola media e della casa di riposo per anziani.
Il periodo analizzato successivamente è quello che arriva all'inizio degli anni Ottanta.
Anche in quest'epoca si assiste ad un'espansione di caratteristiche analoghe a quelle
della precedente: a Nord dello Strone una fascia limitrofa al preesistente, a Sud invece
il completamento della maglia urbana.
E' da evidenziare il fatto che a questi anni risale la costruzione del quartiere delle
"ville nel verde", del complesso industriale che travalica la circonvallazione
Nord, delle due aree industriali presso le cascine Caselle e Bettolino e della scuola
superiore di ragioneria.
Gli anni Novanta vedono sostanzialmente un forte incremento industriale nelle aree già a
questa vocazione ed il completamento del tessuto abitativo con le tipologie a schiera e a
condominio.
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| Cadignano frazione di Verolanuova |
Le prime notizie certe su Cadignano
risalgono al 1192 con l'atto dei feudi di Leno che attesta la consistenza del feudo di
Delfino di Cadignano.
Precedentemente non esistono documenti in cui compare il nome della frazione, e d'altronde
sembra plausibile che Cadignano e Verolanuova abbiano origine circa nello stesso periodo.
E' un'ipotesi e come tale viene qui riportata quella fatta da Angelo Bonaglia: "...
la fondazione di Cadignano per un certo verso, potrebbe avere origini celtico - galliche
cioè essere anteriore di qualche secolo alla conquista romana...". Altro rilievo di
notevole importanza avrebbe poi la strada che congiunge Cadignano con Manerbio, da una
parte, e con S. Paolo, dall'altra, in quanto sarebbe più o meno, il tracciato della
precedente rotabile gallica, raddrizzata poi dai Romani, restata infine tale per tutto il
Medioevo e, salvo lievi varianti fino a noi.
Come per Verola ,proprio durante il regno di Desiderio, nel 760 il territorio di Cadignano
viene donato alla Badia di Leno. Sembra accertato ancora che dopo il Mille Cadignano come
paese non esistesse ancora, ma facesse parte di un comprensorio di alcune
"curtes", collegate da una strada rotabile romana e di un ospizio
"curtis" intitolato ai Ss. Nazaro e Celso.
Le opere di bonifica e l'aumento di popolazione fecero poi di Cadignano un ricco centro
agricolo, tanto che nel 1400 già esiste un castello e un Comune, in cui è certa la
presenza di un fabbro e di un mulino sulla strada per Scarpizzolo. Da un documento 1195
sembra ci fosse a quel tempo un convento benedettino nel paese di cui però ai nostri
giorni si è persa quindi ogni traccia.E' però individuabile sul territorio il
quadrilatero medioevale più antico: est e sud delimitato dal Fiumazzo, ovest dallo
Strone, nord dalla strada romana. Quando nel sec. XIV, per motivi politici, religiosi e
tecnico - economici, crolla l'organizzazione dell'abbazia lenese, anche perché sono
venute meno le vocazioni monastiche e sono rimasti deserti i monasteri, soprattutto e
dapprima quelli periferici, Cadignano diventa un Comune e si trova a gestire in parte i
beni monastici rimasti. Nel 1410 si ha notizia di una parrocchia di Cadignano.
Le notizie successive a questi anni sono frammentarie e di difficile reperimento,
Cadignano infatti non è ancora parte del territorio verolese, non rientra quindi in alcun
catasto ne Napoleonico ne Austriaco del comune di Verolanuova.
L'accorpamento con Verolanuova avverrà solo in epoca fascista nel 1928. Da rilevare che
dallo stesso anno e fino al 1948 nel medesimo comune è annessa anche Verolavecchia.
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Breda Libera frazione di Verolanuova |
Non se ne conoscono le
origini che, a giudicare dal nome sembrerebbero longobarde.
Non esistono notizie storiche anteriori al 1100 (come per Verolanuova) anche se la strada
che attraversa il centro è di sicura origine romana.
Bisogna notare con attenzione la posizione strategica di Breda Libera situata,
a brevissima distanza, a sud di un incrocio fra due strade romane: quella che, da Offlaga scende in linea retta da Nord
verso Verolanuova e l'Oglio, quella che collega trasversalmente la via cremonese con la
via quinzanese. Non è improbabile che i Longobardi vi tenessero non solo un allevamento
di cavalli e di bestiame, ma anche una piccola guarnigione, per il controllo sia
dell'allevamento, sia delle due importanti strade. La prima notizia su Breda
Libera è un atto
notarile di compravendita tra Guelmino, figlio di Ottone, e Alberto Gambara per un piccolo
appezzamento di terreno su cui nascerà il castello Gambara. L'atto risale al 1197. A quel
tempo il paese prende il nome di Breda Gambara. Le notizie di ordine
urbanistico su Breda
Libera sono quindi nulle, esistono una serie di atti notarili di divisione dei beni,
compravendita, testamentari risalenti agli anni 1371, 1468, 1473, 1504, 1527, 1563, che
però non forniscono indicazioni utili all'individuazione dell'abitato nei vari anni.
Sulla carta malatestiana del 1408 non compare comunque Breda anche se già esistente. La
prima carta che dà indicazioni urbanistiche su Breda è il Catasto Napoleonico del 1809.
Da qui si può vedere l'estrema regolarità dei confini di Breda Libera, delimitata su
tutti i lati da strade perpendicolari fra loro. Nel 1898 Breda non è cambiata molto, sono
state edificate due aree a sinistra di via della Chiesa e sotto via degli Abbeveratoi.
Fino agli anni 1965-1970 Breda Libera non cambia in modo sostanziale la sua configurazione
urbanistica, sorge quindi, in quel periodo, un complesso industriale di dimensioni
consistenti, all'incrocio tra la strada (ex via romana) che congiunge Cadignano con
Manerbio e la strada che congiunge Verolanuova con la statale Orzinuovi - Brescia -
Mantova.
Successivamente Breda Libera non subisce ulteriori apprezzabili sviluppi del tessuto
urbano.
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